APPIGNANO
Mentre salivo per la strada che mi portava ad Appignano la terra a poco a poco si faceva bella, pulita, pettinata, apparentemente rilassata e quieta, in gennaio è cosi, ma internamente invece è carica di energie e tensioni che saranno utili e necessarie per generare i miracoli primaverili.
LE CERAMICHE
Appignano, nel cuore delle Marche, è famoso per i suoi “coccià”, ceramisti che si sono specializzati nella produzione di oggetti di uso quotidiano, brocche tegami secchi per la mungitura, orci e tanti altri.
La lavorazione dell’argilla, che i ceramisti reperivano dai terreni nei pressi del paese, ha origini antichissime, un’arte che arriva dal neolitico.
Ad Appignano questi piccoli oggetti artigianali decorano molti dei vicoli nel centro storico, con installazioni, fontane e targhe ed è anche possibile visitare “Il museo della ceramica”.
LEGUMINARIA
Passeggiando per il paese la tramontana aveva spogliato il cielo e l’aria era tersa, il sole di mezzogiorno illuminava gli stretti vicoli “verdi”, verdi perchè pienissimi di piante, piantine, vasi e vasetti che creano un suggestivo alone romantico.
Questi vicoli deserti in una domenica invernale si animano di vita durante festa “Leguminaria”, che si tiene una volta all’anno, e dove è possibile assaggiare anche il cece denominato “Quercia” (Cicer arietinum) e la roveja (Pisum arvense) da sempre apprezzati perché ritenuti unici ed insostituibili per la preparazione di piatti tipici.
OSTERIA PEPERONDINO
Ci siamo fermati a ristorarci all’Osteria Peperondino, dove tutto è curato e i piatti fortemente attaccati alle tradizioni e ai sapori di un tempo, sui tavoli i fumanti “Cargiù” e bicchieri di Verdicchio dorato, i quadri alle pareti, le vecchie credenze che ospitano libri, i volti delle persone, tutto denotava allegria e gioia.



