Il nero è il colore del fango, del fertile,
della materia fondamentale
in cui le idee vengono seminate.
RADICI PROFONDE CHE PENETRANO SU QUEST’ARGILLA
In questa vite si trovano intuizioni uniche e preziose sui misteri della crescita e dell’esistenza.
Il suolo è una matrice vivente, un mondo incredibilmente complesso plasmato da grandi cicli di nascita, crescita, morte e rigenerazione.
Onorando la sua saggezza, ci impegniamo a nutrire e proteggere la vita.
La più antica divinità europea era la Rigeneratrice, colei che genera fertilità.
Oggi, il suo spirito vive nel nostro senso di responsabilità, nel nostro sforzo di riconciliare Uomo e Natura affinché possano coesistere in reciproca armonia, onorando l’anima del mondo.
UN DONO DI PROVVISTE SELVAGGE A NOI TRASMESSE
La famiglia Moroder, originaria di St.Ulrich un comune situato in Val Gardena, si trasferì nel 1700 nelle Marche.
La vocazione agricola e gli affascinanti vitigni presenti nel territorio la spinsero a dedicarsi alla viticultura presso la cantina storica, tutt’ora di proprietà, sita nella tenuta di Falconara Alta, li si vinificavano uve provenienti da ben sette comuni limitrofi, vini sia rossi che bianchi.
Da allora abbiamo mantenuto la passione per la viticoltura, che si concretizza oggi nella produzione di un vino che esprime la purezza e l’intensità del nostro territorio.
RADICI PROFONDE CHE PENETRANO SU QUEST’ARGILLA
In questa vite si trovano intuizioni uniche e preziose sui misteri della crescita e dell’esistenza.
Onorando la sua saggezza, ci impegniamo a nutrire e proteggere la vita.
La più antica divinità europea era la Rigeneratrice, colei che genera fertilità.
Oggi, il suo spirito vive nel nostro senso di responsabilità, nel nostro sforzo di riconciliare Uomo e Natura affinché possano coesistere in reciproca armonia, onorando l’anima del mondo.
UN DONO DI PROVVISTE SELVAGGE A NOI TRASMESSE
La famiglia Moroder, originaria di St.Ulrich un comune situato in Val Gardena, si trasferì nel 1700 nelle Marche.
La vocazione agricola e gli affascinanti vitigni presenti nel territorio la spinsero a dedicarsi alla viticultura presso la cantina storica, tutt’ora di proprietà, sita nella tenuta di Falconara Alta, li si vinificavano uve provenienti da ben sette comuni limitrofi, vini sia rossi che bianchi.
Da allora abbiamo mantenuto la passione per la viticoltura, che si concretizza oggi nella produzione di un vino che esprime la purezza e l’intensità del nostro territorio.
UVA SPESSA E DELICATA
Il cuore Malaserena pulsa con il ritmo della Lacrima di Morro D’Alba, un vitigno storico che racconta il frutto più selvatico e la terrosità più profonda delle sue antiche origini.
Come una dea del bosco, racconta la prodigiosa espressione dinamica della matrice terrena.
Cresce circondata dall’intenso oro dei colori autunnali e dalle noci e da frutti a bacca nera, more e rosa selvatica.
CREAZIONE DI UN PRODOTTO ETICO
Vogliamo esserci pesando il meno possibile sull’ambiente, attraversare e custodite la terra lasciando al nostro passaggio solo un’orma, con il massimo rispetto per noi stessi e per le generazioni future.
Il vino e’ l’alleanza fra uomo e natura, unisce la storia del clima e la mano esperta della tradizione.
UVA SPESSA E DELICATA
Il cuore Malaserena pulsa con il ritmo della Lacrima di Morro D’Alba, un vitigno storico che racconta il frutto più selvatico e la terrosità più profonda delle sue antiche origini.
La sua essenza unica, catturata nelle gocce preziose che si formano sulla buccia matura dell’uva matura, è l’anima di ogni nostra bottiglia.
Come una dea del bosco, racconta la prodigiosa espressione dinamica della matrice terrena.
Cresce circondata dall’intenso oro dei colori autunnali e dalle noci e da frutti a bacca nera, more e rosa selvatica.
SIEDO AI PIEDI DEI GRANDI ALBERI DELLA MIA INFANZIA
Il Malaserena è la storia di un nonno, di un padre e di fratelli.
Fratelli che da bambini hanno vissuto il frastuono della vendemmia nel giardino di casa, giocando nella cantina con le volte a crociera, mettendo il naso dentro le botti di legno impregnate da quell’odore succoso e dolce, dove arrivavano i carri dell’uva e i tubi venivano uniti dalle fascette di ferro e facevano giri lunghissimi per tutto il pavimento a trasportare mosto. Raspi, carri e trattori.
Gesti familiari come lavarsi il fango dagli stivali o sbattersi la camicia dalla polvere, scherzi e bisticci, nella fretta, nell’improvvisazione che in campagna è sempre una costante.
Fratelli che hanno vissuto i mesi dopo la vendemmia, i mesi silenziosi, di tini in penombra, quando si aspetta e poi quando si imbottiglia, i tappi e le etichette che venivano scritte a mano e poi attaccate con la colla stick non venivano mai dritte.
Fratelli che crescono e fanno altro, studiano altro e poi ripartono da zero, un nuovo terreno, scelto con cura, un nuovo vitigno che mantiene le caratteristiche antiche.